L'Archivio Luigi Bartolini
 
Renato Guttuso/Federico Garcia Lorca
LLANTO POR IGNACIO

 
(Renato Guttuso) Federico Garcia Lorca, LLANTO POR IGNACIO. Verona, Editiones Dominicae 1963
In 4° (mm355x250), pagg. 23, (9), con un’acquaforte su due pagine numerata e firmata da Renato Guttuso, considerata la più bella acquaforte che l’artista siciliano abbia mai realizzato. Tiratura di 150 esemplari. Testo spagnolo composto a mano in carattere Bodoni Antiqua tondo c. 14 su carta a tino di Fabriano. Brossura editoriale conservata in astuccio e in ulteriore custodia di cartone bordeaux. Catalogo Ed. Dominicae, n° 25.


Renato Guttuso, Llanto por Ignacio, CopertinaRenato Guttuso, Llanto por Ignacio, Frontespizio
Renato Guttuso, Llanto por Ignacio

Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935) è un lamento funebre dedicato da Lorca all’amico torero morto nell’arena. Il pianto è suddiviso in quattro sezioni, quasi ad identificare le diverse fasi nell’elaborazione di un lutto. Esse formano nuclei poetici autonomi, caratterizzati da differenti soluzioni formali. Nella prima poesia, Lorca ricorda le circostanze della morte di Ignacio tramite l’accostamento impressionistico di fatti minuti colti nell’ora della tragedia, cadenzati dal solenne refrain «a las cinco de la tarde». Il secondo testo si configura come il momento di più intensa rabbia e rifiuto verso la morte, ancora una volta ritmato da un formulaico ricorso al verso «¡Que no quiero verla!». La terza e la quarta poesia seguono toni più tradizionalmente elegiaci, che dalla riflessione sul corpo del compianto si elevano a una celebrazione della sua figura.
L’immagine di Guttuso a complemento della lirica è per Riva una scelta quasi obbligata: è facile riconoscere un’assonanza ideologica tra l’impegno politico del pittore e quello di Garcia Lorca, e lo stesso Guttuso dedicò un dipinto all’assassinio del poeta spagnolo nel 1936, intitolato Fucilazione in campagna (1938). In questo olio su tela, la citazione esplicita dei Fusilamientos di Goya stabilisce un’equivalenza tra il regime oppressivo napoleonico e la violenza falangista, catapultando l’assassinio di Lorca nell’iconografia politica del Novecento.
L’acquaforte su doppia pagina di Guttuso esplora solo cursoriamente le immagini poetiche che Lorca impiega nel Llanto, e piuttosto dialoga con molteplici fonti iconografiche che hanno caratterizzato il rapporto del pittore siciliano con la storia e la politica spagnole, peraltro spesso già adottate nell’esecuzione di opere di più dichiarata matrice ideologica. L’intera composizione è orchestrata attorno ad un punto focale al centro del foglio, dal quale si allontanano con impeto centrifugo i vettori di un toro alla carica e un cavallo imbizzarrito. Sotto di essi, distesa in un arco che attraversa l’intera lunghezza della composizione, giace scomposta la salma di un uomo.
Il cavallo e il toro, pur presenti nei testi di Lorca, sono anzitutto riferimenti picassiani: entrambi figurano in modo prominente in Guernica, un’opera che Guttuso conobbe in riproduzione a Milano, durante gli anni del servizio militare e del rapporto con il gruppo di Corrente. L’opera stabiliva un equilibrio produttivo tra tecnica avanguardistica e impegno politico, e divenne un simbolo dell’opposizione artistica europea alla barbarie nazifascista. Guttuso fece proprie le figure del toro e soprattutto del cavallo, il cui collo slanciato e gola esposta comunicano un’impressione di terrore e violenza irrazionale. I due animali sono citati nel dipinto velatamente politico Fuga dall’Etna (1939-40), mentre il solo cavallo appare in Crocifissione (1941), tela carica di simbolismo rivoluzionario e antifascista, e in Portella della Ginestra (1957), un’opera vicina alle tesi del realismo socialista.
Anche la figura umana è frutto di innumerevoli citazioni: essa ricorda almeno in parte la vittima ai piedi del plotone d’esecuzione nel quadro di Goya Los fucilamientos del tres de mayo (1814), nonché il caduto nel bombardamento di Guernica ritratto da Picasso nel quadrante basso a sinistra dell’omonimo quadro (1937). Una salma nella stessa posa, ma col volto nascosto allo spettatore, è riconoscibile anche nella Fuciliazione in campagna dello stesso Guttuso (1937), tela già ascritta al rapporto tra il pittore e Garcia Lorca.
La simmetria tra le figure degli animali e l’equilibrio tra gli spazi permettono una pacata contemplazione dell’immagine, nonostante essa trasmetta un senso di tragica concitazione. Attraverso questi accorgimenti ed equilibri formali, l’acquaforte stabilisce un importante punto di contatto con i testi di Garcia Lorca, che comunicano il proprio dramma tramite un astuto ricorso alla ripetizione di espressioni formulaiche e alla sostanziale adesione a toni elegiaci tradizionali.
Il tratto adottato da Guttuso è sottile e ripetuto: riempie con foga ogni vuoto tra i volumi delle figure, trasformando la scena all’aperto in un claustrofobico dramma. Le figure sono definite da segni spezzettati e convulsi, che individuano i contorni e le zone di chiaroscuro con segni più decisi o più frequenti. La scena è dominata da un dinamismo quasi boccioniano, frutto delle linee compositive diagonali che movimentano l’insieme. La salma del giovane Ignacio elimina comunque ogni rischio di puro compiacimento formale, permette il riconoscimento delle coordinate storiche e poetiche dell’opera, la lettura del suo rapporto con i testi di Garcia Lorca, e si connette ad una tradizione di arte impegnata che affonda le sue radici nell’opera grafica di Goya contro i disastri causati dalle guerre.

Da Arabeschi

 
 
 
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