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Giacomo Manzù/Sofocle
EDIPO RE

(Giacomo Manzù)

 Sofocle, EDIPO RE.

 Verona, Officina Bodoni 1968

La tragedia greca nella traduzione di Manara Valgimigli. Con 7 acqueforti di Giacomo Manzù. In Folio (cm. 38x28), pp. 100. Fogli sciolti in copertina in carta a tino Magnani con dorso in marocchino rosso e quadranti della copertina in Linson avorio e la testa di Edipo impressa a secco. Stampato in 114 esemplari, firmati al colophon dall’artista. Carattere: Dante (Olivieri) corpo 16 tondo e Dante (Monotype) corpo 14 tondo e corsivo. Scatola in Linson rosso con scatola da spedizione originale in legno.

Cfr. Mardersteig, n. 154.

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La stampa di questa edizione in folio ha uno strano antefatto. Un americano appassionato di arte moderna aveva pregato Manzù di illustrargli, con tema a scelta dell’artista, un libro che aveva intenzione di pubblicare in America. Manzù aveva deciso per la raccolta di poesie di un famoso poeta e aveva proposto me quale stampatore. Accettai l’incarico, ma quando venne il momento di andare a prendere le lastre di rame delle acqueforti, l’artista ci spiegò che le poesie scelte non erano adatte e che avrebbe preferito sostituirle con quelle di un suo amico poeta. Dopo parecchio tempo tornammo a trovare Manzù e con grande sorpresa constatammo che nulla era cambiato. Anche queste poesie non l’avevano ispirato per delle illustrazioni. Cosa fare? Avendo visto per caso nel suo studio degli schizzi per la scenografia e per i costumi per l’Edipo re di Stravinsky accanto ad un’imponente scultura, alta circa un metro, della testa di Edipo, chiesi all’artista di illustrare l’Edipo re iniziando con una grande testa di Edipo come prima acquaforte. Acconsentì immediatamente e promise di farla in poco tempo. Anche l’americano A.E. Racolin fu d’accordo, e ci accordammo che prima avrei fatto per me un’edizione italiana e nel frattempo avrei cercato per lui il testo di una traduzione adatta in lingua inglese. Manzù mantenne la promessa; presto ricevetti le lastre di rame, attese con impazienza, e così nacque quest’opera imponente, che fece presto dimenticare gli inconvenienti iniziali.
Da G. Mardersteig, L’officina Bodoni

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