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Arturo Martini/Massimo Bontempelli
VIAGGIO D'EUROPA

(Arturo Martini) Massimo Bontempelli , VIAGGIO D’EUROPA. Verona, Officina Bodoni/Edizioni della Chimera 1942.
Prima edizione del racconto di Bontempelli con 23 litografie originali di Arturo Martini. Pagg. 102, 40x29 cm., carattere Garamond Stempel corpo 24 tondo e corpo 30 corsivo su carta a mano Fabriano.  Rilegato con dorso in pergamena e quadranti in carta a mano marmorata. Edizione originale di 175 esemplari numerati e firmati da Martini.

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Nell’estate del 1941 vennero a trovarmi, presentati dal pittore Guido Farina, i suoi amici Massimo Bontempelli e Arturo Martini, per discutere con me un progetto. Si trattava di una nuova edizione del racconto di Bontempelli Viaggio d’Europa che la signora Carla Marzoli (Edizioni della Chimera) voleva pubblicare con illustrazioni di Martini. In precedenza mia aveva già pregato per lettera di stamparglielo e aveva preannunciato la visita degli interessati. Discutendo della sua realizzazione, Martini propose un formato ad album con riproduzioni di immagini tracciate a pennello. Leggendo il testo del racconto avevo già ideato l’impostazione grafica, per cui suggerii all’autore di sostituire gli aridi numeri dei sei capitoli, brevi titoli, con una riga sotto, che descrivessero il contenuto. Pregavo poi l’artista di eseguire sotto ogni occhiello un disegno che caratterizzasse il capitolo. La proposta fu subito accettata e promisi un capitolo di prova, per il quale Martini mi avrebbe fatto avere le illustrazioni.
Pochi giorni dopo arrivarono i nuovi titoli, che io passai a Martini ed egli, dal canto suo, mi mandò degli schizzi a matita per gli occhielli e una illustrazione a tutta pagina con sviluppo orizzontale.
Tutti noi restammo insoddisfatti delle prove che eseguii. La signora Marzoli non era contenta del formato ad album, che era assai poco felice anche tipograficamente; così proposi un formato a libro di 40x30 cm., che lasciava all’artista abbastanza spazio per esprimersi adeguatamente. Ma anche questa prova, nonostante fosse migliore della precedente, non era soddisfacente. Dato che fin dall’inizio non mi convinceva l’idea di riprodurre dei disegni, pregai Martini di fare una prova con litografie originali. Acconsentì subito, a patto di poter lavorare con inchiostro a china per litografia e non a matita. Allora gli mandai una pietra blu-grigia, di cui avevo lisciato quasi del tutto la superficie leggermente granulosa, come viene normalmente usata per la litografia. L’esperimento ebbe un esito felice e sulla superficie liscia della pietra risultarono chiaramente visibili le linee finissime dei tratti leggeri del pennello, cosa che per Martini era molto importante. Fui molto contento anche che fosse d’accordo con la mia idea di sostituire i disegni sugli occhielli con dei semplici simboli, mediante i quali desideravo imprimere un certo ritmo all’importanza grafica del libro.
Questa terza prova era finalmente convincente e il primo capitolo – con le sue litografie a china ricche di contrasti e di forza, l’alternarsi dei simboli e delle illustrazioni a tutta pagina inserite nel testo – rendeva con i vigorosi caratteri Garamond l’insieme, da noi auspicato, di un moderno libro illustrato. Tutti erano d’accordo e furono alla fine l’indovinata idea dei simboli (la fenice, la testa del toro, i pesci, le mani, la civetta, la fiamma) e il ritmo che avevo sempre ricercato a conferire al volume una sua ben spiccata caratteristica. Questo libro costituisce un esempio di come un’idea iniziale può positivamente trasformarsi sino alla sua realizzazione finale attraverso la fruttuosa collaborazione di tutti i suoi collaboratori.
Da G. Mardersteig, L’Officina Bodoni

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